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Smalti, filigrane e piccoli argenti |
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Smalti |
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# AG-0433 |
Portacipria in argento 935 (marcato e punzonato) di manifattura probabilmente Tedesca dei primi del 1900, sulla parte superiore presenta uno smalto a fuoco raffigurante una scena romantica. Diametro cm 4 circa e presenta alcune lesioni esterne nello smalto: EURO 420 |
Altre foto | ||
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# AG-0436 |
Scatolina portapillole in argento 800 con smalti, inserti in argento a foglia, ritratto sul coperchio dipinto a mano e firmato, manifattura probabilmente Francese della prima metà del 1800. Presenta varie mancanze nell'argento e nello smalto, la cerniera del coperchio è rotta.. Diametro cm 3,5 circa: EURO 250 |
Altre foto | ||
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# AG-0434 |
Portasigarette in argento 935 (marcato e punzonato) di manifattura Russa della fine del 1800, sulla parte superiore presenta uno smalto a fuoco raffigurante una veduta della città di San Pietroburgo. Misura cm 9x6 circa, presenta alcune lesioni esterne nello smalto: EURO 600 |
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Piccoli Argenti |
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# AS-0102 |
Piccola acquasantiera in argento 800 sbalzata a mano di manifattura Francese dela prima metà del 1900 e punzonata Parigi, decorata con roselline a rilievo e l'immagine centrale della Madonna. Misura cm 10x5 in ottime condizioni: EURO 200 |
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# AG-0437 |
Completo per manicure in argento sterling 925 e smalti a fuoco (guillochè) di manifattura Inglese punzonato "Birmingham 1929" composto da base in cristallo e sei pezzi con smalti, (le forbicine in foto sono moderne). Le condizioni generali sono buone ma manca uno dei pezzi (non so quale): EURO 350 |
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Filigrana |
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Gli smalti... |
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Lo smalto per metalli, l'origine del quale è antichissima in quanto risalente agli antichi Egizi, circa 2800 anni a.C., marcia di pari passo con la storia del vetro del quale è parente assai prossimo essendo costituito da sostanze relativamente abbondanti in natura e di larga diffusione. Esso diventa però preziosissimo se manipolato dalla mano creatrice dell'artista capace di farne un tutt'uno con l'oro, l'argento, il rame ed altri numerosi metalli sui quali viene posta la polvere vitrea. L'applicazione artistico-decorativa dello smalto si sviluppò soprattutto a Bisanzio dove si accoppiò mirabilmente con l'arte orafa; da Bisanzio si diffuse in tutto il continente europeo dove, nel Medio-Evo, vide i suoi trionfi in Georgia, in Italia ed in seguito in Francia ed in Germania. Le composizioni dello smalto sono diverse per i diversi metalli e ciò a seconda della temperatura di fusione. Per i metalli preziosi e per il rame esistono smalti che fondono tra i 650 e gli 800 gradi centigradi.Come già accennato più sopra sappiamo che fino dal III millennio a.C., in Egitto, venivano impiegati smalti già cristallizzati in due colori non solo a scopo decorativo ma anche come rivestimento interno di ambienti particolari. E' noto, tuttavia, che gli Egizi conoscevano solo la tecnica del vetro colorato , quella del cosiddetto " millefiori " e quella delle paste vitree che adoperavano per decorare i gioielli, facendo aderire i materiali al metallo mediante mastici particolari; soltanto in epoca Romana verrà introdotta in Egitto la lavorazione a caldo ma esclusivamente sulla terracotta. In Mesopotamia, come nel caso della famosa porta di Istal, a Babilonia (età di Nabucodonosor) ed in Persia, ad esempio " sulla parete degli arcieri " di Sura, nel palazzo di Dario (oggi al museo Louvre di Parigi) si trovano testimonianze della tecnica decorativa di tipo Egiziano. Tracce di uso dello smalto si trovano anche in età successiva su alcuni anelli micenei (oggi al British Museum) trovati a Kouklia, Cipro, in una tomba del XIII sec. a.C. Soltanto molto più tardi anche se in epoca e sede imprecisata si sviluppò uno dei procedimenti più antichi, l'uso della policromia e l'inserimento di queste paste vitree in sedi (alveoli) o piccole celle formate di sottilissimi segmenti metallici applicati sul corpo dell'oggetto da decorare. Sicuramente tale tecnica nacque in oriente e si diffuse in seguito presso gli artigiani Egizi, Sciiti ed Etruschi per passare, in seguito, agli orafi Bizantini. Anche l'oreficeria Greca si avvalse della tecnica dello smalto per creare piccole figure, mentre i Romani, applicavano lo smalto (vitrum) abbastanza largamente alla loro metallurgia preziosa. Gli esemplari più ricchi, però, risultano provenire dall'area Celtica a partire dall'epoca di La Tène (V sec.a.C) Lo smalto, quindi, trovò ampio spazio di applicazione, in principio arricchendo le metodologie realizzate nel mondo Romano ed in seguito perfezionando la tecnica del "Cloisonné" con oro, e grazie agli artisti ed orafi Bizantini quest'arte si diffuse in tutta l'Europa. Il più antico oggetto con smalto "Cloisonné" di gusto e stile Bizantino, giunto fino ai nostri tempi, è il reliquario della chiesa di S. Reparata a Poitiers, reliquario risalente al VI sec. (565-575); tra il VII e l' VIII secolo la smaltatura Bizantina raggiunse altissimi livelli ma l'epoca del massimo splendore si può collocare tra il X ed il XII secolo, quando furono realizzate le placche della Pala d'Oro di S.Marco a Venezia. Altri raffinatissimi esempi di smalto Bizantino sono quelli della Stauroteca della Cattedrale di Limburgo e quelli della Corona di CostantinoMonomaco conservati nel museo nazionale di Budapest. Mentre trionfava lo smalto Bizantino, l'arte Celtica dell'Europa continentale e delle isole Britanniche conosceva fin dal V sec. a.C. la tecnica dello "Champlevé" su bronzo. La produzione di suppellettili ornati di smalto "Champlevé" conobbe la sua epoca d'oro in concomitanza con l'epoca d'oro del "Cloisonné" nel XII secolo. In tutta Europa nel periodo tra il 1150 ed il 1250 i laboratori degli smaltatori produssero una considerevole quantità di oggetti liturgici smaltati con la tecnica delle due scuole suddette; alla fine del 1200 lo "Champlevé" fu arricchito introducendo lo smalto traslucido, l'invenzione del quale viene attribuita ad alcuni orafi Italiani anche se numerose opere si trovano in Francia e quindi i Francesi ne rivendicano la paternità. Nel XIV secolo la tecnica dello smalto traslucido ha il suo massimo splendore in Italia e precisamente a Siena anche se Parigi ritiene di essere il depositario per eccellenza. Il XV secolo conosce il tramonto delle due antiche tecniche "Cloisonné e Champlevé", mentre rimane in auge il traslucido su bassorilievo, in oro ed in argento, tecnica questa, prediletta dagli Orafi Rinascimentali e Manieristi per la smagliante decorazione policroma di preziose suppellettili come le saliere di Francesco I eseguite da Benvenuto Cellini (Kunst-Historischer Museum di Vienna) e ritenute vero capolavoro del Manierismo. Benvenuto Cellini appartiene a quel gruppo di Artisti Italiani e Fiamminghi legati alla storia dell'oreficeria e degli smalti d'età manieristica che, tra il 1530 ed il 1540 fondò alla Corte di Francia la scuola di Fontainebleau. Da non dimenticare gli importanti trattati dell'oreficeria e della scultura pubblicati dallo stesso Maestro Cellini a Firenze nel 1568, trattati che costituiscono la base di tutte le tecniche orafe. Tra il '500 ed il '600, grazie alle richieste aristocratiche sia laiche che Ecclesiali si ebbe una produzione grandissima sia per numero che per qualità di oggetti in metallo prezioso e smalti multicolori; tutte le case regnanti fecero a gara per ottenere suppellettili di grande valore artistico, dalla Corte di Vienna alla Sassonia, dai Reali di Francia ai Reali Spagnoli, dagli Zar di Russia alle grandi Famiglie Fiorentine compresa, per eccellenza, quella dei Medici. Questo successo continuò fino a tutto il XVIII secolo con lo sviluppo di altre tecniche quali lo "smalto dipinto" su rame, e la pittura monocroma in bianco e nero detta "grisaille" fino a giungere al previsto collasso! In seguito prese piede la tecnica della miniatura su smalto che ebbe immediatamente un travolgente successo presso tutte le più importanti famiglie europee ma soprattutto in Russia dove gli Zar avevano un potere sconosciuto alle altre nazioni. Proprio in questa parte d'Europa e precisamente a San Pietroburgo, un Francese, Peter Carl Fabergé (1846/1920), grande orafo e smaltatore, figlio di Gustav Fabergé, fondò una delle più grandi aziende orafe del tempo arrivando ad avere centinaia di dipendenti e filiali anche a Mosca, Odessa, Kiev e Londra. La dinastia dei Fabergé e la loro potenza, data anche dalla vicinanza della famiglia dello Zar Nicola II Romanoff finì nel 1918 con la fuga in Svizzera a causa della rivoluzione proletaria. Finito il XIX secolo ed iniziato il XX con la trasformazione radicale delle società, con il declino delle grandi Monarchie e con loro anche le grandi corti aristocratiche, sia i Francesi che gli Inglesi conferirono nuovi impulsi all'arte dello smalto riproducendo sopra i loro oggetti più o meno preziosi la sinuosità delle linee del "Liberty" la struttura geometrica " dell'Art-decò " e le figure "dell'Art-nouveau". La Tecnica dello Smalto L'origine della parola smalto non è univoca; c'è chi la vuole derivata dal sostantivo maschile fràncone "smalt",chi invece la vuole derivante dal tedesco medioevale "schmel-zen" (fondere); questa parola tedesca sembra adattarsi meglio della prima, infatti, "smalto" sta ad indicare il rivestimento vetroso con o senza aggiunta di ossidi coloranti od opacizzanti applicato per fusione su manufatti ceramici o metallici. Dal punto di vista chimico-mineralogico lo smalto si presenta come una sostanza di natura vetrosa costituita da una miscela di silicati, potassio, silice, soda, minio, quarzo, feldspato, borace, e minerali fosfatici. Il colore dipende dalla percentuale di ossidi metallici aggiunti. La preparazione del materiale viene fatta in forni diffusori con temperature che vanno dai 600° ai 1000° gradi centigradi; segue un brusco raffreddamento in acqua ed una conseguente macinatura "fritta".Alla "fritta" vengono aggiunti gli ossidi di metallo per la colorazione, segue un lungo lavaggio con acqua distillata ed una nuova fusione con conseguente colaggio in staffe per la conservazione in blocchi. Prima dell'uso il blocco deve essere nuovamente macinato finemente e lavato con acqua distillata. Esistono circa 700 colori di smalto, ma con la tecnica della stratificazione dei diversi colori, si possono ottenere infinite combinazioni. Tipologia di smalti - Cloisonné: Smalto di diversi colori separati da un reticolo metallico (Cloison) applicato su un primo strato di smalto generalmente bianco.
- Champlevé: La lastra da smaltare viene scavata lasciando il bordino leggermente obliquo e ricoperta con smalti di diverso colore.
- Basse-Taille (bassorilievo): Sofisticata tecnica di decorazione a smalto derivata dallo "Champlevè". Smalto traslucido applicato sul disegno sottostante (incisione, guilloché).
- Guilloché: Incisione che mediante intrecci di righe dritte ed ondulate crea numerosi disegni.
- En ronde bosse: Smalto applicato su sbalzi (statuette o altro) a tutto tondo.
- Grisailles: Miniatura monocroma (inizialmente solo di colore grigio, da cui il nome) basata su varie tonalità di uno stesso colore con effetti di chiaroscuro e rilievo.
-Miniatura a smalto: Tecnica messa apunto in Francia nella prima metà del XVII secolo derivata dalla pittura a smalto; si applicava uno smalto bianco o, comunque, chiaro, sul quale si riproduceva sempre a smalto il soggetto desiderato.
- Pittura a smalto: tecnica sviluppatasi nel XV secolo, su un supporto di metallo, in genere rame, si applicava uno strato di smalto in polvere che, scaldato, si fondeva creando la base per dipingere.
- Paillons: Pagliuzze d'oro puro sottilissime disposte tra due strati di smalto.
- Pliqué à jour o cattredale o filigrana: Smalto cloisonné senza l'appoggio di fondo, lo smalto è sorretto soltanto dai cloisons laterali.
-Millefiori: Tipo di vetro; Si ottiene con la fusione di verghe di vetro di colore diverso tagliato in sezione. |
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La filigrana... |
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Nell'arte dell'oreficeria la filigrana indica leggeri e finissimi lavori che imitano l'arabesco, composti con sottilissimi fili d'oro o d'argento, che presentano un'infinitá di oggetti sotto diverse forme. Con questa tecnica orafa vennero delle piú antiche civiltá medio orientali. I canali moda e di costume... la storia insomma influí sulla diffusione e l'evoluzione tecnica della filigrana da principio nell'area mediterranea ed in oriente fino a divenire patrimonio del continente asiatico, europeo, africano e dell'america latina, con caratteristiche proprie delle varie scuole. In Italia é giá presente nell'oreficeria etrusca con stupende opere in granuli. Nell'oreficeria romana imperiale troviamo i primi gioielli ottenuti esclusivamente in filigrana a giorno, con l'esclusione della lamina di base. Le civiltá barbariche ed il gusto bizantino produssero nuovi capolavori, intorno al 1200, con il ritorno dei crociati la filigrana approdó in Genova ed in Venezia (opus veneticum). Fu in Liguria che migliaia di famiglie si impegnarono nella produzione di filigrana tra la fine del '700 e l'inizio dell '800, ed i Genovesi erano celeberrimi in questo ramo dell'artigianato. Altri centri di lavorazione della filigrana in Italia furono Torino, la Val Sesia, Firenze, Cortina d'Ampezzo, Pescocostanzo, Scanno, Roma, Napoli, la Sardegna. La storia della filigrana L'uso del termine filigrana (meno comune filagrana o filigrana) viene usato a partire dal 1600, probabilmente per merito di un letterato fiorentino, Lorenzo Magolotti. L'origine del nome é senza dubbio latina, e deriva dall'unione di due sostantivi: filo (fílum) e grano inteso come granulo (granum). Secondo l'Enciclopedia Treccani essa é " un particolare tipo di lavorazione dell'oro e dell'argento, che consiste nel curvare e nell'intrecciare filamenti di metallo, riunendoli nei loro punti di contatto con saldatura, anch'essa di metallo, per mezzo di cannello da saldare". In genere, quindi, tutta l'opera viene eseguita interamente con filo granato, ottenendo l?effetto di un arabesco un poco irreale. La prima filigrana autentica dell'antichitá é documentabile dai ritrovamenti di Troia (Hissarlik, II e III strato) databili al 2000-2500 a.C., e di Ur, antica capitale dei Sumeri, che documentano giá l'uso dell'argento e una buona tecnica di lavorazione. Per alcune fonti (vv Enciclopedia delle Arti e Industrie, 1882), " gli inventori della filigrana sono stati gli Arabi, perch?in tale industria furono sempre eccellenti. Una ragione abbastanza buona che si ha della preferenza data da questi popoli a tale ramo dell'oreficeria, sta nella predilezione che ebbero ed hanno le loro donne per gli ornamenti leggeri, causa del caldo clima del paese in cui vivono e della mollezza dei loro costumi. ". Senza macchine, la produzione di filo per lavori in filigrana deve essere stata un grosso problema per gli antichi artigiani. Ci sono varie ipotesi circa il metodo di produzione del filo; tuttavia esse concordano nel ritenere che il primo passo fosse quello di staccare delle striscioline dai fogli di metallo usando un utensile tagliente. Incerto é il metodo utilizzato per trasformare queste striscioline in filo: alcuni esperti affermano che le strisce venivano rese tonde martellandole. Questo metodo, se plausibile per la lavorazione di barre o grossi fili, non é peró valido per produrre gli esilissimi fili che il lavoro in filigrana richiede. Il metodo piú probabile sembra invece quello secondo cui il filo veniva tirato attraverso filiere non molto diverse da quelle usate dagli artigiani di oggi, utilizzando grani forati di pietra dura. In Egitto sono stati ritrovati oggetti in filigrana risalenti al 1500 a.C.: qui i monili sono confezionati con lavori a traforo e con l'armonica disposizione di maglie, lamine e verghette di metallo; bracciali e ciondoli dí varie fogge lavorati in filigrana sono stati ritrovati anche nella ricca tomba del faraone Tutankhamon. In Unione Sovietica, presso Carnigov, sono stati rinvenuti ciondoli con raffigurazioni di leoni e arieti a decorazione a fili d'oro e pendenti con perle intrecciate di filo granato, risalenti al 1100 a.C.: gran parte dell'oreficeria russa del periodo risente gli influssi dell'arte del levante greco. Intorno all'ottavo secolo a.C. essa si diffonde nell'Etruria, dove sono stati ritrovati monili di notevole bellezza, in particolare a Bisenzio, Vetulonia, Tarquinia, Cerveteri: in queste filigrane la lavorazione é piú raffinata ed aggraziata in un moderato sfoggio di linee e di curve, con l'uso di figure umane ed animali ottenute a stampo su sottili lamine poi ricoperte di granuli. Secondo Erodoto gli Etruschi sono un popolo proveniente dalla Lidia, antica regione dell'Asia Minore: questo spiegherebbe la familiaritá di questo popolo con la tecnica di lavorazione dei metalli, essendo i giacimenti della Lidia tra i piú cospicui e famosi dell'antichitá. Alla caduta dell'Impero Romano d'Occidente (600 d.C.), le invasioni barbariche portano in Italia un interessante contributo sia. tecnico che stilistico nella lavorazione della filigrana: in particolare ricordiamo la decorazioni delle armi con l'uso del cesello e con l'ageminatura. Gli oggetti lavorati con la tecnica della filigrana cono per i primi secoli usati solamente per ornamento; solo a partire dal Medioevo a questi si affiancano oggetti legati al culto religioso, quali calici, candelabri, crocefissi, mentre in Cina si eseguono riproduzioni di oggetti reali appartenenti all'uso quotidiano. In Italia la lavorazione inizia dopo il mille, grazie ai rapporti che le Repubbliche Marinare avevano avuto con i paesi dell'Oriente durante il periodo delle Crociate. Importanti centri di produzione sorgono ad Agrigento, Firenze, Genova, Napoli, Torino, Venezia e in Sardegna. In particolare Venezia diventa un importante centro di produzione, con oggetti in oro e argento lavorati in filigrana con rara maestria, in cui la ricchezza ornamentale tipica dello stile bizantino é smorzata e resa piú semplice ed elegante. Sono di questo periodo pregevoli lavori quali le legature bizantine del tesoro di S. Marco a Venezia e i candelabri di Carlo II d'Angió in S. Nicola di Bari, la cornice del "Volto Santo da Odessa" in S. Bartolomeo degli Armeni a Genova. Nell?800 importanti centri sorgono in Trentino (Cortina d'Ampezzo), nel Veneto (Padova) e in Abruzzo (Pescocostanzo), senza dimenticare le giá menzionate Genova e Venezia. Da cronache del tempo risulta che verso la fine del secolo scorso venivano esportati dall'Italia lavori in filigrana d'argento per 450000 Kg e 100000 Kg in oro. Lavori di particolare bellezza, tra cui una fontana di stile gotico alta 70 cm, denominata "il trionfo", in cui si trovano inseriti tutti i fiori della vallata cortinese, sono rintracciabili a Cortina d'Ampezzo, dove negli ultimi trent'anni del secolo scorso fu attiva, per merito di un artigiano del luogo, Giuseppe Ghedina, una rinomata scuola dell'artigianato in filigrana d'argento. A Torino molto rinomata era nel secolo scorso la fabbrica di Beretta. A Genova il periodo di maggior produzione si ebbe tra il 1700 ed i primi anni di questo secolo, con botteghe artigiane che contavano anche 200 dipendenti e producevano lavori su commissione per diverse parti del mondo, tra cui le Americhe e l'Australia. La produzione ligure, che nel ?700 si richiama molto allo stile orientale, con una notevole esportazione nelle terre del Levante che continuerá anche nel secolo successivo, si estende nell'800 agli ornamenti del costume popolare, in particolare per le popolazioni della Liguria e della Sardegna. Di fatto, l'attivitá dei filigranisti di Genova é confusa, sino alla metá del secolo scorso, con quella degli orafi e argentieri, denominati in dialetto genovese "fravegni", e non ci permette di conoscere gli autori di queste opere. Tra gli abili artigiani che operarono in Genova dalla metá dell'800 ai primi di questo secolo, é doveroso ricordare almeno Pisano, Barabino, Sommariva, Grasso, Sivelli, De Andreis, Bevegni, Bennati, Barbieri. Di fatto, l'arte della filigrana é giunta sino a noi senza subire grossi cambiamenti tecnici, dal momento che i due elementi fondamentali della lavorazione sono ancora oggi il filo ritorto e i granuli. Spesso, soprattutto nei secoli passati, la sua funzione principale é stata quella di decorare e rifinire gioielli, permettendo l'applicazione di pietre dure e pasta vitrea. Solo dall'epoca romano-imperiale la filigrana acquista un suo carattere autonomo, disgiunto da altri sistemi di lavorazione, realizzando monili dai quali é eliminato l'impiego della lamina di base. Inizialmente lavorata unicamente in oro, grazie alla sua malleabilitá e al fatto che é inattaccabile dagli agenti naturali, essa é oggi lavorata quasi unicamente in argento. Essendo un tipo di attivitá basata ancora oggi su tecniche e ritmi di lavoro molto artigianali, e quindi molto costosi, in cui la manodopera viene ad incidere in misura preponderante sul costo del prodotto, essa sta oggi lentamente scomparendo. Un buon filigranista, infatti, deve avere almeno dieci anni di esperienza per poter affrontare opere di un certo impegno e, oltre a possedere uno spiccato gusto estetico, esso deve avere chiare conoscenze tecniche sia nella lavorazione dei metalli che nel disegno. Tra i centri di produzione piú qualificati di cui si sia oggi a conoscenza, occorre ricordare Gondomar e Oporto in Portogallo e Orissa in India. In Italia oggi l'unico centro di produzione di rilievo si trova a Campo Ligure, dove verso la fine del secolo scorso sorsero le prime "botteghe", grazie agli artigiani Antonio Olivieri, giá legato alla bottega genovese dei Grasso, e Michele Bottaro. Oggi a Campo Ligure sono in attivitá oltre venti laboratori di filigrana, i quali hanno saputo fondere in modo mirabile le tecnologie attuali e le tradizioni di un tempo, mantenendo la bellezza propria della lavorazione artigianale. |
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