Ventagli

XVIII Secolo

# VT-0164

Ventaglio Francese in avorio con laccatura tipo "Vernis Martin" raffigurante una scena romantica. Medie dimensioni; apertura a 120 gradi.  Buone condizioni: 

EURO 1.800

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# VT-0154

Ventaglio coloniale Inglese con stecche in avorio intagliate con scene cinesi; pagina in carta acquarellata. Medie dimensioni; apertura a 95 gradi.  Buone condizioni: 

EURO 800

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XIX Secolo

# VT-0165

Ventaglio Luigi FIlippo Italiano (Napoli) con stecche in avorio e madreperla intagliate, pagina in carta acquarellata con personaggi napoletani e il Vesuvio sullo sfondo. Grandi dimensioni; apertura a 170 gradi.  Buone condizioni: 

EURO 1.200

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# VT-0149

Ventaglio brisee Francese baroccheggiante con stecche in corno biondo intagliate, dorate e dipinte a mano con motivi floreali. Medio-piccole dimensioni; apertura a 140 gradi.  Buone condizioni: 

EURO 400

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# VT-0158

Ventaglio brisee Inglese del periodo coloniale (1850 circa) con stecche in avorio intagliate a mano. Piccole dimensioni; apertura a 140 gradi.  Buone condizioni, manca la stecca madre di chiusura: 

EURO 350

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# VT-0048

Ventaglio di manifattura Francese con stecche in tartaruga intagliata; pagina in pizzo Valenciennes. Medio-grandi dimensioni; apertura a 160 gradi.  Restaurato e venduto in teca: 

EURO 300

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# VT-0019

Ventaglio Francese Luigi Filippo con stecche in avorio intagliate; pagina in carta acquarellata con scene galanti. Medio-grandi dimensioni; apertura a 150 gradi.  Restaurato e venduto in teca: 

EURO 250

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XX Secolo

 

 

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  Il ventaglio...

 

IL VENTAGLIO :  LE SUE FORME, I SUOI USI

Parlando di ventagli, la mente corre sempre alla forma tradizionale che è la più conosciuta: una striscia di tessuto o di carta pieghettata sostenuta da un’anima di stecche di materiale vario che si può aprire e chiudere.

 Ma in realtà esistono altre forme, seppure meno note, che hanno avuto vario uso a seconda delle occasioni e dei luoghi. Se vogliamo tornare indietro nel tempo e indagare sulle origini di quest’oggetto che oggi è usato sempre meno, potremmo scoprire che serviva come segno di potere. In Egitto, quando si voleva sottolineare l’importanza di un funzionario di un certo rilievo, si diceva di lui che “reggeva il ventaglio” su qualche alto dignitario del regno e  questi, a sua volta se era importantissimo, poteva anche “ reggere il ventaglio” sul Faraone in persona. Ma ovviamente non si trattava di ventagli tradizionali bensì di oggetti costituiti da piume di pavone e di struzzo, o da fiori e petali di loto, o di piante acquatiche, raramente di foglie di palma, legate in cima a lunghi bastoni che avevano per lo più funzione puramente esornativa ma talvolta potevano anche muovere l’aria intorno al personaggio per il quale venivano portati. I Romani avevano i flabelli; anche i Greci usavano oggetti similari durante cerimonie civili o religiose. Testimonianze antiche si trovano nelle tombe egizie, in una pittura vascolare attica del IV sec AC, in un famoso affresco murale che si suole chiamare “le nozze Aldobrandini”, nell’Oreste di Euripide in cui il Poeta dice di Elena che  “si fa vento con delle piume”  evidentemente legate insieme a mo’ di ventaglio.

I Cristiani adottarono nelle cerimonie religiose flabelli di piume di pavone, animale che consideravano segno di immortalità. Nel Medioevo il ventaglio era già di uso personale, ma lo fu e restò per molto tempo come privilegio di pochi, di potenti e di ricchi. Nel Duomo di Monza vi è  memoria del ventaglio della Regina Teodolinda. Tuttavia l’oggetto conservava in sé ( e forse lo mantiene ancora) un misto di  profano e liturgico. A sottolineare l’uso privato giovò molto la ritrattistica femminile, che dal sec.XV in poi fece largo impiego del ventaglio com’è oggi per adornare le dame le quali o lo tenevano in mano o lo portavano legato alla cintura con catene d’oro o nastri. Anche i cavalieri usavano il ventaglio per alleviare il caldo, per scacciare gli insetti o per moderare ,pure d’inverno,l’eccessivo calore del camino. Né lo disdegnarono suore e prelati. In Francia si cominciò ad usare nei teatri, sulla scena o in platea, per celare, disvelare , ammiccare e segnalare una vasta gamma di sensazioni e sentimenti che si ampliarono man mano che l’uso si moltiplicò e consentì non più soltanto alle grandi dame di sfoggiare quello che diventò per ogni donna l’oggetto del desiderio. Il Settecento a tal proposito diffuse una sorta di linguaggio mimico del ventaglio che poi fu immortalato da Goldoni nell’omonima commedia, tramite il quale, senza parole, una donna poteva comunicare una gamma pressocchè infinita di espressioni: sfiorando una gota, il seno, aprendo o chiudendo, sollevando o posando il ventaglio lentamente o di scatto, indicando, coprendosi il volto, soffiandosi impetuosamente o nervosamente o con studiata lentezza, si  potevano rivelar gioia, agitazione, felicità, gelosia, dispetto, disappunto, tristezza, dolore. Se poi, chiuso, lo si batteva sulla mano, sul braccio o sulla spalla di qualcuno, il gesto poteva essere interpretato come uno scherzoso rimprovero o un ammonimento.

(Interpretazioni dei segnali fatti col ventaglio)


VENTOLE E BANDERUOLE  – VENTAGLI DI CARTA

Altri tipi di ventagli furono le ventole, di forma rotonda, ovale, e le banderuole,per lo più rettangolari e quadrate. Alla diffusione delle ventole molto giovò l’invenzione della stampa nel XVI secolo. Infatti i materiali di cui potevano essere fatte le ventole erano la stoffa e la carta, quest’ultima di certo meno costosa dei ricami e dei merletti, su cui per altro si potevano stampare messaggi e immagini, poesie, canzoni, caricature, che col passar del tempo divennero anche veicolo di informazione politica, tanto che i governi dei paesi reazionari del XIX secolo in più luoghi le proibirono e la loro vendita crollò. Come per molti altri oggetti, il Settecento costituì  per il ventaglio un momento discriminante di grande contraddizione. Da un canto, infatti, l’Enciclopédie offriva splendide tavole disegnate a mano che illustravano i vari momenti della costruzione di un ventaglio, dall’altro la Rivoluzione Industriale sottolineava che tutto ciò che non poteva essere fatto a macchina era destinato a scomparire. Un altro tipo di ventagli di carta stampata veniva creato frattanto nell’800 in Inghilterra per contrastare la produzione cinese che fabbricava ventagli di carta di riso a poco prezzo . I ventagli inglesi erano pieghevoli come quelli in tessuto ma sulla carta erano stampate immagini floreali. Come quelli cinesi non duravano molto e si dovevano ricomprare spesso incrementando così la domanda e la produzione, ma costando poco potevano essere acquistati da tutte le classi sociali. Ora non c’era più bisogno di un “ventaglista” celebre che confezionasse uno per uno ventagli per questa o quella dama: nascevano pure ventagli di merletto e tulle fatti a macchina, tagliati e cuciti in serie . Le destinatarie di questo tipo di oggetti erano le signore della media e piccola borghesia, mentre quelle più ricche si orientavano verso l’acquisto di ventagli preziosi che diventavano sempre di più vere e proprie piccole opere d’arte, di pittura, di oreficeria, intaglio o ricamo e per il loro valore economico si configuravano come un bene di famiglia : del resto accade così ancora oggi. Un oggetto del genere, in materiale prezioso, poteva essere un dono di nozze, o per un battesimo,  ricordava un fausto evento e si ereditava insieme ai gioielli e ad altri oggetti di pregio. Il ventaglio, però, doveva essere portato per lo più in mano e ciò diventava problematico quando gli oggetti da portare erano più d’uno, come la borsetta, l’ombrello o il parasole, un mazzolino di fiori. Il ventaglio si prestò a più d’una funzione:poteva diventare ombrellino, poteva trasformarsi in bouquet o ritornare ad essere un ventaglio . Così avvenne per le spose:  il mazzolino di fiori si scomponeva facilmente in un ventaglio fiorito durante i matrimoni estivi. Le banderuole erano, come si è detto, dei fogli di carta incollati da un lato ad un bastoncino di legno. Per lo più si trovavano in vendita in occasione di feste religiose (avviene così ancora oggi) recavano stampata l’immagine del Santo o le preghiere da recitare in suo onore. Erano ornate talvolta da frange o nastri multicolori e potevano servire anche come primitivo strumento pubblicitario se propagandavano la bontà di qualche prodotto durante fiere o mercati . Restavano, per la loro pochezza, legate al mondo popolare e, in ogni modo, facevano la felicità dei bambini d’ogni ceto. 

FUNZIONE POLITICA E SOCIALE DEL VENTAGLIO

La pagina di stoffa o di carta che veniva incollata sulle stecche per formare il ventaglio si prestava però anche ad altri usi. Si è già detto che era stato veicolo d’informazione politica, ma nell’Ottocento la pieghettatura , aprendosi nei due sensi, celava o manifestava da uno dei lati l’immagine del Sovrano che si sarebbe voluto al potere, come i Savoja per l’Italia. Le signore che possedevano questo tipo di ventaglio mostravano coraggio e patriottismo e sfidavano il pericolo di essere arrestate per collaborazionismo … Durante le guerre d’indipendenza e sino alla prima Guerra mondiale ventagli tricolori furono venduti durante le campagne di sottoscrizione per aiutare la Croce Rossa e i soldati feriti, a cui pure venivano donati in ospedale per alleviare la calura estiva. Regine e principesse si facevano fotografare col ventaglio in mano, come già si erano fatte ritrarre le dame del tempo antico dai pittori. Ma oramai, e siamo già nel Novecento, ad usufruire del ventaglio sono le donne di ogni classe sociale:l’unica discriminante è ancora e sempre il prezzo dell’oggetto e il suo valore. Poi, nel secolo XX nacquero prima i ventilatori, quindi l’aria condizionata. La rivista femminile Grazia, riecheggiando una certa mentalità del tempo, scriveva nel 1941 che il ventaglio era ormai “…una leziosa stonatura, un vano ingombro nell’operosità giornaliera della donna del XX secolo…”